not over my backyard

Genova, Italia, anni ‘60. In un’epoca in cui le urgenze dettate dal boom economico e dalla motorizzazione di massa hanno gioco facile contro un’opinione pubblica ancora non organizzata secondo il paradigma NIMBY, viene costruito un prodigio ingegneristico: il viadotto autostradale sul torrente Polcevera, il Morandi, dal nome del suo progettista. Mille metri di cemento armato ed asfalto che, oltre al corso d’acqua, scavalcano senza troppi indugi abitazioni, fabbriche, ferrovia e strade. Un ponte strallato la cui iconicità è stata riproposta dallo stesso Riccardo Morandi in contesti molto differenti, si pensi a Wadi al-Kuf in Libia o agli oltre otto chilometri sul lago di Maracaibo in Venezuela; nel caso di Genova, però, la densità del tessuto urbano sottostante e l’invasività con la quale pile e spalle del grande ponte si incuneano nella città producono un effetto di mutazione urbana peculiare e radicale.

Genoa, Italy, 1960s. In an era when the urgent needs dictated by the economic boom and the mass motorization prevail effortlessly over a public opinion which has yet to follow the NIMBY paradigm, a feat of engineering is built: the motorway viaduct over the River Polcevera, the Morandi bridge, named after its designer. One thousand meters of concrete and tarmac not only pass confidently over the river, but also over blocks of flats, factories, railways and roads.  The iconic quality of this cable-stayed bridge has been reproduced by Riccardo Morandi in very different contexts, such as Wadi al-Kuf in Libya or the eight-kilometer bridge over Lake Maracaibo in Venezuela. In Genoa, however, a peculiar and radical effect of urban mutation is created, due to the density of the underlying urban tissue and the impact of the piles and columns of the massive bridge penetrating the city.